Roma: Abbazia delle “Tre Fontane”, nel cuore di Roma un’oasi di pace e di grandi prodotti eno-gastronomici

A volte capita di scoprire nel cuore di Roma, addirittura su una via di grande scorrimento come la Via Laurentina, un gioiello artistico e gastronomico come il complesso abbaziale delle Tre Fontane. In una piccola valle con alberi di eucalipto, tra profumi inebrianti e un silenzio “sacro”. Un’area in cui sono tutt’ora presenti storia e tradizioni giunte fin dall’epoca paleocristiana, accanto a reminiscenze di epoche precedenti.
La denominazione più antica di questo luogo è stata “Acque Salvie”. Nome che in epoca medioevale fu dato anche a una tenuta agricola che intanto era lì sorta.
Esistono due tradizioni che spiegano la nascita del nome. Una la attribuisce alla famiglia romana Salvia; secondo l’altra, invece, il nome sarebbe derivato dalla presenza delle abbondanti e salutari sorgenti, tuttora attive.

L’attuale nome “Tre Fontane” nasce solo più tardi ed è strettamente legato a un episodio molto importante per la cristianità: il 29 giugno del 67 d.C., presso le Acque Salvie, l’apostolo Paolo viene martirizzato per decapitazione; la tradizione vuole che la testa di San Paolo, recisa, sia rimbalzata a terra tre volte, facendo scaturire, nei tre punti di contatto col terreno, altrettante fonti d’acqua.

La storia di questo luogo è ricca e suddivisa per periodi, dalla storica fondazione passando per il periodo paleo-cristiano, quello pre-cistercense e quello attuale che vede la presenza di gelosi ed operosi custodi… i Frati Trappisti. Infatti con la “Bolla” del 21 aprile 1868, venne ricostituita una comunità che doveva avere almeno 14 religiosi: l’incarico fu dato ai Cistercensi Trappisti, a cui fu donata l’abbazia. I monaci della Grande Trappa intrapresero radicali opere di restauro degli edifici ma soprattutto si impegnarono a fondo per la bonifica integrale della zona, con la costruzione di sistemi di drenaggio delle acque stagnanti, pericolose anche per le fondamenta delle strutture edificate. Oggi intorno al territorio dei monaci, intorno alla valle delle Acque Salvie, restituita alla vita e al culto delle sacre memorie, si estende la metropoli di Roma, con il suo caotico traffico, che però sembra non scalfire la calma delle giornate in Abbazia. Vediamo come si svolge la vita al suo interno…

Un monastero cistercense è organizzato in modo che in esso possano svolgersi le attività principali della comunità, che sono la preghiera e il lavoro manuale, la meditazione e lo studio e possano trovare risposta le esigenze basilari della vita quali il cibo e il sonno. A questi diversi fini corrispondono rispettivamente la chiesa, il chiostro e la sala comune, spesso denominata scriptorium, il refettorio e il dormitorio.
A questi luoghi si devono aggiungere le diverse officine, come pure la portineria e la foresteria perché l’ospitalità ha una importanza notevole nella tradizione monastica benedettina.

Molto importante in questo luogo è anche la tradizione gastronomica, infatti qui possiamo acquistare i prodotti tipici dei Frati Trappisti nell’apposito punto vendita. Meraviglioso. Dolci, come ad esempio la colomba pasquale (epica quella ricoperta di cioccolato fondente e con crema di cioccolato all’interno) oppure pandori e panettoni nel periodo natalizio. Biscotti, liquori, amaro di erbe, grappe, olio di oliva, prodotti per il corpo e su tutto la famosissima cioccolata, di vari tipi… ottima per un regalo o per deliziarsi il palato nelle sere d’inverno! Insomma un posto fantastico a due passi dal caos, dove oltre a ritrovare se stessi e i rumori della natura, si può passeggiare “nella storia” e alla fine portarsi via un gustoso ricordo della visita.

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A volte capita di scoprire nel cuore di Roma, addirittura su una via di grande scorrimento come la Via Laurentina, un gioiello artistico e gastronomico come il complesso abbaziale delle Tre Fontane. In una piccola valle con alberi di eucalipto, tra profumi inebrianti e un silenzio “sacro”. Un’area in cui sono tutt’ora presenti storia e tradizioni giunte fin dall’epoca paleocristiana, accanto a reminiscenze di epoche precedenti.
La denominazione più antica di questo luogo è stata “Acque Salvie”. Nome che in epoca medioevale fu dato anche a una tenuta agricola che intanto era lì sorta.
Esistono due tradizioni che spiegano la nascita del nome. Una la attribuisce alla famiglia romana Salvia; secondo l’altra, invece, il nome sarebbe derivato dalla presenza delle abbondanti e salutari sorgenti, tuttora attive.

L’attuale nome “Tre Fontane” nasce solo più tardi ed è strettamente legato a un episodio molto importante per la cristianità: il 29 giugno del 67 d.C., presso le Acque Salvie, l’apostolo Paolo viene martirizzato per decapitazione; la tradizione vuole che la testa di San Paolo, recisa, sia rimbalzata a terra tre volte, facendo scaturire, nei tre punti di contatto col terreno, altrettante fonti d’acqua.

La storia di questo luogo è ricca e suddivisa per periodi, dalla storica fondazione passando per il periodo paleo-cristiano, quello pre-cistercense e quello attuale che vede la presenza di gelosi ed operosi custodi… i Frati Trappisti. Infatti con la “Bolla” del 21 aprile 1868, venne ricostituita una comunità che doveva avere almeno 14 religiosi: l’incarico fu dato ai Cistercensi Trappisti, a cui fu donata l’abbazia. I monaci della Grande Trappa intrapresero radicali opere di restauro degli edifici ma soprattutto si impegnarono a fondo per la bonifica integrale della zona, con la costruzione di sistemi di drenaggio delle acque stagnanti, pericolose anche per le fondamenta delle strutture edificate. Oggi intorno al territorio dei monaci, intorno alla valle delle Acque Salvie, restituita alla vita e al culto delle sacre memorie, si estende la metropoli di Roma, con il suo caotico traffico, che però sembra non scalfire la calma delle giornate in Abbazia. Vediamo come si svolge la vita al suo interno…

Un monastero cistercense è organizzato in modo che in esso possano svolgersi le attività principali della comunità, che sono la preghiera e il lavoro manuale, la meditazione e lo studio e possano trovare risposta le esigenze basilari della vita quali il cibo e il sonno. A questi diversi fini corrispondono rispettivamente la chiesa, il chiostro e la sala comune, spesso denominata scriptorium, il refettorio e il dormitorio.
A questi luoghi si devono aggiungere le diverse officine, come pure la portineria e la foresteria perché l’ospitalità ha una importanza notevole nella tradizione monastica benedettina.

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Molto importante in questo luogo è anche la tradizione gastronomica, infatti qui possiamo acquistare i prodotti tipici dei Frati Trappisti nell’apposito punto vendita. Meraviglioso. Dolci, come ad esempio la colomba pasquale (epica quella ricoperta di cioccolato fondente e con crema di cioccolato all’interno) oppure pandori e panettoni nel periodo natalizio. Biscotti, liquori, amaro di erbe, grappe, olio di oliva, prodotti per il corpo e su tutto la famosissima cioccolata, di vari tipi… ottima per un regalo o per deliziarsi il palato nelle sere d’inverno! Oltre a non dimenticare l’ottima birra trappista originale che di recente ha ottenuto il riconoscimento del marchio Atp, quello cioè che indica un “authentic trappist product”, il primo in Italia. Pensate che, perché una birra si possa qualificare come “trappista”, deve soddisfare una serie di rigide condizioni quali prodotta all’interno delle mura di un’abbazia trappista, da parte di monaci trappisti o sotto il loro controllo; dimostrare una cultura imprenditoriale aderente al progetto monastico; senza scopo di lucro. Insomma un posto fantastico a due passi dal caos, dove oltre a ritrovare se stessi e i rumori della natura, si può passeggiare “nella storia” e alla fine portarsi via un gustoso ricordo della visita.

Si ringrazia il sito dell’Abbazia, per le informazioni.

Un pranzo leggero: Salmone, insalata e pomodori ciliegini

Iniziano i primi caldi (anche fuori stagione) ed ecco che come tutti gli anni ci si inizia a proiettare verso pasti più leggeri, freschi e nel complesso meno pesanti rispetto all’inverno che lasciamo alle spalle, con i suoi piatti ricchi condimenti e pertanto di calorie.

La ricetta che vi propongo oggi è molto semplice e realizzabile con pochi passaggi. Iniziamo acquistando una confezione medio-piccola di salmone  (se affumicato donerà più carattere al vostro pasto), una confezione di insalata “misticanza” e circa 7-8 pomodorini ciliegini quasi maturi. Ovviamente per una porzione.

Aprite la confezione di salmone e disponete i filetti tutti intorno al piatto (piano) con una leggera spruzzata di limone di Sorrento, successivamente disponete al centro del piatto la “misticanza” e dopo aver diviso a metà i pomodorini disponeteli sopra l’insalata oppure a vostro piacimento sul piatto. Condite poi l’insalata con qualche goccia di aceto balsamico di Modena, olio rigorosamente di oliva ed un pizzico di sale. Potete aggiungere per arricchire il piatto, anche un fior di latte oppure un pezzo di formaggio “primo sale”.

Et voilà! Il vostro pasto veloce e fresco (e leggero…) è servito. Bon appetit!salmone

Expo 2015, sfida o fumo negli occhi?

Il Primo maggio scorso si è ufficialmente aperto l’Expo Milano 2015, un appuntamento molto atteso non solo a Milano ma in tutta Italia. Una opportunità per poter conoscere gli altri Paesi del mondo e per far conoscere meglio il made in Italy, che probabilmente dopo le borse di Gucci e Louis Vuitton è la cosa più imitata sul Pianeta!

Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, oltre 20 milioni di visitatori attesi. Sono questi i numeri dell’evento internazionale più importante che si terrà nel nostro Paese.

Lo slogan scelto per l’Expo è: “Nutrire il Pianeta, energie per la vita”        logoExpo

Slogan davvero bello e soprattutto importante, che lascia intendere da una parte la consapevolezza di uno sviluppo e di una produzione (agricola e non) più sostenibile e rispettosa del Pianeta, mentre dall’altra parte la ricerca di nuove energie (metafora?) che serviranno a sostituire le attuali energie esauribili ed inquinanti. Nello slogan c’è l’idea di mettere al centro della scena il cibo, i processi produttivi, i luoghi del Globo dai quali i prodotti provengono e di conoscere meglio (attraverso il cibo) i Paesi che arrivano a Milano a farsi scoprire nei loro padiglioni.

Insomma, questa occasione sembrerebbe (al di là delle polemiche, dei ritardi nella opere, ecc…) una grande occasione per far convergere in un’unica location le migliori eccellenze provenienti da tutto il mondo, e provare (la Carta di Milano, è il primo tentativo) a cambiare realmente qualcosa nella attuale concezione di: produzione del cibo, valore del cibo, distribuzione del cibo (e delle risorse) tra paesi ricchi e paesi poveri. Tante sfide che in questi mesi proveranno a vincere, noi dal canto nostro seguiremo l’evento e il blog sarà presente con una recensione proprio “live” dai padiglioni della Mostra Universale Milano 2015. Non mancate!

Il senso di un sito di eno-gastronomia “responsabile” nel 2015…

Eccomi qui, dopo una rumorosa assenza, a scrivere di nuovo su questo sito… un sito che davvero dovrebbe rappresentare la vera essenza del cibo e del suo rapporto con l’uomo. Un rapporto che già negli anni ho avuto modo di definire “viscerale”, un rapporto intenso e necessario, che va oltre il semplice sostentamento della specie umana e che travalica la biologia e la chimica per arrivare a toccare i sensi e la mente, fino al cuore. L’uomo è l’unica specie che frequenta il globo ad elaborare ciò che mangia, per renderlo più buono e più appetibile. Questa è la prima cosa che ho appurato durante la stesura della mia tesi di laurea sulla convivialità e sul rapporto tra uomo e cibo, questo significa che l’uomo percepisce ciò che mangia grazie ai suoi sensi (come scriveva Brillat-Savarin in “Fisiologia del gusto”). Un pezzo di carne può avere lo stesso valore nutritivo, lo stesso peso e la stessa forma fisica, ma un sapore completamente diverso a seconda di come l’uomo (inteso come razza umana) decide di elaborarlo, di cucinarlo, di arricchirlo di sapori… questo a modo nostro è un piccolo miracolo! Questo sito nasce proprio con l’intento di voler raccontare la nostra storia e le nostre storie attraverso il cibo, i prodotti tipici, le tradizioni, le leggende, la storia dei luoghi… che in tempi sempre più complicati riescono ad essere piccole ancore di salvataggio dall’omologazione globale. Nel tempo, poi, questo sito ha avuto un’evoluzione anche sui tempi dell’ecologia e del rispetto e della tutela ambientale, proprio perché la salvaguardia del territorio e dei suoi prodotti passa anche attraverso delle politiche più rivolte all’ambiente e, aggiungo io, alla tutela dei cittadini che troppo spesso viene posta in secondo piano per colpa delle logiche del profitto e della quantità! Tornate a leggere questo sito, proprio perché è sempre stato una voce fuori dal coro e dalla parte dei territori, della gente e delle tradizioni, ma anche del rispetto delle altre culture, che vanno esplorate e capite… e di quello che può essere uno sviluppo sostenibile ed ecologico del mondo moderno. Jacopo Nassi

Il sapore dei cannoli siciliani

Se immaginiamo per un solo istante essere in un bar del centro di Palermo, magari vicino al Duomo, e di avere davanti a noi una vetrina… cosa mangeremmo? Secondo me, e non solo, un bel cannolo siciliano. L’originale, ovviamente! Formati da un involucro (cialda) di pasta fritta e croccante, farcito con un ripieno di crema di ricotta di pecora, gocce di cioccolato e magari granella di pistacchio di Bronte, con su un piccolo pezzetto di scorza di arancia. E’ tutto vero! 

Sapore inconfondibile, proprio come i profumi della Sicilia. Di seguito la ricetta “mutuata” dal sempre ottimo sito giallozafferano.it :

Prima di iniziare a preparare le cialde (dette “scorcie”) mettete la ricotta a scolare in un colino poggiato dentro a una ciotola e riponete il tutto in frigorifero. Mettete in una ciotola capiente la farina setacciata, il sale, la cannella, il caffè in polvere, il cacao e lo zucchero a velo setacciati. Aggiungete lo strutto, l’uovo e poi, a filo, l’aceto mischiato con il marsala (1); questi ultimi liquidi, devono essere aggiunti piano piano, impastando, perché potrebbe non essere necessario aggiungerli interamente, a seconda di quanto assorbirà la farina da voi utilizzata. Tenete presente che l’impasto dovrà risultare morbido ed elastico ma consistente, un po’ più duro dell’impasto del pane. Impastate il composto per almeno 5 minuti (2) su di un piano di lavoro, fino a che non sarà elastico, liscio ed omogeneo (3) poi avvolgetelo nella pellicola trasparente e mettetelo a riposare per almeno un’ora in frigorifero.  Ora dedicatevi a preparare la crema per la farcitura: prendete la ricotta ben scolata e ponetela dentro ad una ciotola dove aggiungerete lo zucchero (4). cannolo sicialiano(FOTO J. NASSI)

Mescolate delicatamente gli ingredienti senza insistere troppo, poi coprite la ciotola con della pellicola e ponetela in frigorifero per almeno un’ora. Trascorso il tempo indicato, prendete un setaccio a maglie molto fini, poggiatelo su di una ciotola e con l’aiuto di una spatola schiacciate il composto di ricotta e zucchero verso il basso per farlo fuoriuscire; setacciate in questo modo tutto il composto (5). Una volta ottenuta una crema molto fine, aggiungete le gocce di cioccolato (6) (oppure, se preferite, dei cubetti di zucca candita, come tradizione vuole): conservate la crema di ricotta in frigorifero dentro ad un contenitore col coperchio.

A domani per un nuovo articolo.

JN

CROSTONI DI POLENTA CON BROCCOLI E MANDORLE

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Una ricetta che riporta alle atmosfere autunnali e magari in questa torrida estate ci permette, almeno con la mente, di evadere un po’. Oggi vi presento i crostoni di polenta con broccoli e mandorle, andiamo a scorpirli…

INGREDIENTI: (x4 persone) brodo o acqua ml 450, una cipolla, olio di oliva e sale, farina di mais gr 75, broccoli gr. 300, filetti di mandorle gr. 75, salsa di pomodoro gr. 200.

PREPARAZIONE: Tritate finemente la cipolla e rosolatela in una casseruola a fondo spesso con un cucchiaio di olio di oliva. Quando sarà trasparente, aggiungete il brodo o l’acqua, un pizzico di sale; portate ad ebollizione, quindi versate lentamente la farina di mai, mescolando con cura per evitare che si formino grumi.

DURATA: 45 minuti circa

Cuocete per 18′, quindi versate la polenta in uno strato dello spessore di circa 3 cm sul fondo di una larga pirofila leggermente unta (anche con una passata di burro…). Tenete da parte e, quando si sarà raffreddata, tagliatela in triangolo.

Lavate i broccoli, divideteli in cimette e cuoceteli al vapore per circa 6′, poi su ciascun crostone di polenta distribuite i broccoli e i filetti di mandorle. Disponete i crostoni di polenta così farciti su una teglia rivestita con carta da forno, scaldate per pochi minuti e serviteli con salsa di pomodoro, precedentemente scaldata. A vostro gusto spolverateli, una volta posti nel piatto, con semi di papavero.

Buon appetito !!!

J N

Villa d’Este a Tivoli e la “sue” magnificenze a tavola

Nel cuore di Tivoli, a circa 30 chilometri da Roma, troviamo un polmone verde percorso da vene di acqua fresca che sgorga da incredibili fontane, e questo gioiello è Villa d’Este. In questo periodo estivo la villa si offre al visitatore anche nel poco consueto orario 20.30 – 24.00 al prezzo di  11 euro. All’interno oltre all’accesso alla villa, avrete accesso anche ai bellissimi giardini, con le tantissime fontane, come ad esempio quella dell’Organo (musicale, grazie ad un complicatissimo meccanismo …), della Civetta, dei Draghi, di Nettuno, della Natura e dell’abbondanza, delle Mete, di Arianna ed altre ancora, che meritano davvero di essere apprezzate dal vivo e in “azione”.

La location è davvero fantastica e carica di storia, ma la suggestione più forte vi arriva dall’illuminazione notturna che crea davvero un clima fatato e carico di mistero. Nello specifico Villa d’Este, capolavoro del giardino italiano e inserita nella lista UNESCO del patrimonio mondiale, con l’impressionante concentrazione di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche costituisce un modello più volte emulato nei giardini europei del manierismo e del barocco.

Il giardino va per di più considerato nello straordinario contesto paesaggistico, artistico e storico di Tivoli, che presenta sia i resti prestigiosi di ville antiche come Villa Adriana, sia un territorio ricco di forre , caverne e cascate, simbolo di una guerra millenaria tra pietra e acque. Le imponenti costruzioni e le terrazze sopra terrazze fanno pensare ai Giardini pensili di Babilonia, una delle meraviglie del mondo antico, mentre l’adduzione delle acque, con un acquedotto e un traforo sotto la città, rievoca la sapienza dei romani.

Il cardinale Ippolito II d’Este, dopo le delusioni per la mancata elezione pontificia, fece rivivere qui i fasti delle corti di Ferrara, Roma e Fointanebleau, con il risultato di creare una villa “realtà” splendida.

In questo periodo è possibile visitare (compreso nel prezzo del biglietto) anche l’interessante mostra “Magnificenze a tavola”, ovvero le arti del banchetto rinascimentale.  Una mostra che personalmente non poteva lasciarmi indifferente e che mi ha riportato alla mente i grandi banchetti che durante il Rinascimento allietavano le più prestigiose corti d’Europa, visto che la società di corte si rispecchiava nell’idea di perfezione e bellezza e la festa diventava un formidabile strumento di potere attraverso il quale il principe o il signore in generale esprimeva la propria egemonia culturale, intellettuale e politica.

Dedicherò un prossimo articolo all’interessante mostra appena citata, con l’intento di rendervi partecipi di una mostra davvero ben congeniata e composta da un corpus di opere provenienti da molte istituzioni pubbliche e di alcuni privati, tra i quali importanti musei, biblioteche ed archivi di Stato.

Vi aspetto…

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J N

Terra Madre Day 2011 con i Giovani di Slow Food Roma

Come è ormai tradizione anche quest’anno Slow Food e la sue numerose condotte sparse sul territorio si apprestano a festeggiare il “Terra Madre Day”. Un giorno che serve a sensibilizzare la gente sulle tematiche legate al cibo, alla cultura, al rispetto delle persone e dell’ambiente. La grande rete Slow Food composta da contadini, produttori, scuole, cuochi e associati celebra il cibo locale con iniziative create per sottolineare l’importanza di una sana alimentazione quotidiana, soprattutto per i popoli dei Paesi più poveri.

Il gruppo “Giovani” di Slow Food Roma, ha creato tre  eventi davvero interessanti per coinvolgere, appunto, il pubblico più giovane.  Scopriamo gli eventi:

 

Giovedì 9 dicembre, ore 20:00 – Mythos, “Taverna dell’Allegria”

La serata sarà composta da una cena buona, pulita e giusta curata dalla giovane proprietaria del locale con una degustazione guidata della Birra Turan (“Oops, Tuscia, Sonica, Sfumatura, Quinta, Ultrasonica”) prodotta nel cuore della Tuscia in un micro birrificio artigianale. Vi aspettano ricette gustose ed originali, un ambiente caloroso ed informale ed una gestione giovane e cortese.

 

Venerdi 10 Dicembre, ore 18:00 – Mexico all’Aventino

In occasione della Giornata mondiale del Terra Madre Day,  un aperitivo per gli amanti della cucina messicana e per tutti che coloro che sono interessati a vivere una nuova esperienza culinaria, in una delle zone più suggestive di Roma, degusteremo gli ottimi prodotti del nostro territorio rivisitati in chiave messicana dagli chef del locale. Vi aspetta un’ atmosfera giovanile e folkloristica, un ambiente estremamente curato e accogliente, valorizzati dalla selezioni di vinili curata da Dj Coppola.

 

Domenica 12 Dicembre, dalle ore 18:00 – Circolo degli Artisti

Ad aprire la serata alle ore 19.00 concerto con ingresso up to you (decidi tu il prezzo) della pianista Alessandra Celletti che presenta il suo nuovo progetto The Red Pages nato dalla collaborazione con il multi-strumentista e compositore Mark Tranmer (aka Gnac). A seguire selezione musicale a cura di Dj Coppola con il progetto del SET VALIGIE.
Inoltre in  esposizione il progetto STORIA DI UNA SALIERA E ALTRE STORIE, racconti di Daniele Rabissoni, fotografie di Enrico Guidi e Marco La Montagna, illustrazioni di Francesca Zuccaro e Antonio Carli. L’installazione “Anti-alberi” di Laura Gori “Un bosco senza alberi, nato dall’agglomerato dei nostri scarti, prendere vita per nutrirsi di noi”.
Il tutto come sempre condito dai creativi menu’ proposti dallo chef  Zinzer Food, Lorenzo Leonetti, che per la serata preparera’ i suoi piatti con i prodotti a chilometro 0 selezionati da Slow Food Roma.

 

J.N.

Slow Food Roma: Orto in Condotta 2010

Un’importante tappa del processo di sensibilizzazione delle nuove generazioni rispetto ai temi del mangiar “buono, pulito e giusto” è certamente un percorso di formazione/ auto-formazione che investe i giovani e che li proietta al centro delle esperienze relative al gusto (prima) e come si è giunti ad un determinato prodotto (poi)… Slow Food sta lavorando molto sui laboratori del gusto e sui Master of Food, ma una cosa bellissima sono gli “Orti in Condotta”. Questa fantastica idea vede il progetto di far diventare i bambini delle scuole elementari dei piccoli agricoltori, e di ricavare proprio dietro la loro scuola un piccolo appezzamento di terreno dove coltivare e veder crescere sotto ai loro occhi, spezie, verdure e non solo (destinate poi alla raccolta e alle tavole). Questo da una parte responsabilizza i bambini e dall’altra crea un rapporto “nuovo”, soprattutto per chi vive in città, tra il bambino e il prodotto agricolo ottenuto. La passione e l’amore visto da parte dei bambini va al di là di ogni più rosea aspettiva, e questo premia un progetto che Slow Food ha voluto fortemente e che speriamo possa estendersi il più possibile.

– Il progetto Orto in Condotta è triennale, il suo programma è basato principalmente sull’educazione alimentare ed ambientale, attraverso attività in classe e nell’orto. I formatori Slow Food si occupano delle lezioni di aggiornamento con gli insegnanti e degli incontri con i genitori. –

Ogni anno le attività ruotano attorno ad una tematica precisa:
– 1° anno: l’orto e l’educazione sensoriale;
– 2° anno: l’educazione alimentare e ambientale;
– 3° anno: la cultura cibo e conoscenza del territorio.

Appuntamento per domani, 11 novembre 2010,  a Roma nelle scuole “I Monelli” e “Torre di Babele” (XI Municipio) per constetare di persona il prezioso lavoro di bambini ed insegnanti!

J.N.